14 aprile, cerimonia per Tekoser a Ghiare di Berceto

Una pioggia insistente bagnava il piazzale della stazione di Ghiare di Berceto. Era domenica 14 aprile, l’ultima domenica prima di Pasqua, una domenica di primavera. Eppure il cielo era grigio e l’aria umida e fredda. Ma appena arrivati nel piazzale, incontrare i compagni ci ha fatto scaldare subito. Serkan, il rappresentante di Rete Kurdistan Parma, era già arrivato, e anche una larga rappresentanza dei militanti di Ateneo Libertario. Erano già presenti anche alcuni cantori di OltreCoro, il coro che dallo scorso ottobre dirigo io stesso.

La stazione di Ghiare ha una piccola biblioteca nella sua sala d’aspetto. Una biblioteca autogestita, creata e curata dal compagno Fausto Saglia. Massimiliano Picchietti, anarchico fiorentino che ormai da anni risiede a Berceto, ha organizzato con il sindaco Luigi Lucchi questa toccante cerimonia per l’intitolazione della biblioteca a Lorenzo Orsetti, il giovane combattente dello YPG caduto in Siria lo scorso 19 marzo combattendo contro l’ISIS. Per l’occasione, Massimilano voleva che la biblioteca fosse decorata con un dipinto murale che ricordasse il partigiano Lorenzo Orsetti. L’ho quindi messo in contatto con il compagno Gianluca “Fogliazza” Foglia, che nonostante i suoi numerosi impegni è riuscito a ritagliare qualche ora per andare a Ghiare e realizzare un dipinto che ritrae Lorenzo “Tekoser” Orsetti, attorniato dalle parole della sua ultima lettera: “non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, eguaglianza e libertà.”

La targa viene scoperta. Il rappresentante di Rete Kurdistan Serkan Xozatli tiene un piccolo discorso nella biblioteca.

La targa, ha specificato il sindaco, non porta la sua firma per vanteria o smania di protagonismo, ma perché qualcuno gli ha avanzato i suoi dubbi al riguardo del gesto, motivandoli con la paura di ripercussioni. Con la firma, Lucchi intende assumersi la piena responsabilità della decisione. Un gesto importante che arriva dalle istituzioni non è mai da darsi per scontato, e per questo a Lucchi va la mia riconoscenza.

La cerimonia si è poi spostata negli spazi della Fornace, la fabbrica abbandonata, che da qualche anno è oggetto di un importante intervento di restauro. Lì si è svolta la cerimonia vera e propria, che ho avuto l’onore di aprire cantando “Il Galeone”, canto anarchico scritto in carcere dal partigiano Belgrado Pedrini, condannato nel dopoguerra proprio a causa della sua attività partigiana, e musicato da Paola Nicolazzi.

Oltre al sindaco e a Serkan, sono intervenuti Nelly Bocchi, che ha ricordato lo scioper della fame in atto per la liberazione di Ocalan, e Claudio Locatelli, ex combattente YPG, che al fianco di Lorenzo Orsetti ha passato alcune settimane mentre entrambi erano nelle zone di guerra. Il suo discorso, profondamente toccante, ha ricordato come Lorenzo Orsetti, che era cuoco, si preoccupava di preparare per i suoi compagni quel poco che c’era a disposizione per mangiare, con la cura che ha chi conosce il senso della parola compagno: colui con cui dividi il pane.

OltreCoro ha chiuso la cerimonia, cantando un omaggio favoloso ai partigiani di ogni tempo, il capolavoro di Fausto Amodei “Per i morti di Reggio Emilia”. Il coro in genere canta senza l’accompagnamento di strumenti, ma siccome non eravamo in formazione completa è stato necessario usare la chitarra per riempire le armonie. Il risultato è stato buono, ma soprattutto molto, molto sentito, come si addice a un coro militante.

 

 

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Author: roccorosignoli

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