Canzone Arcobaleno – Prima D del Rondani feat. Rocco Rosignoli

Come vivono la differenza di orientamento sessuale i ragazzi? Hanno un’età in cui le pulsioni si fanno sentire con enorme prepotenza, e in cui affermare sé stessi passa anche attraverso l’idea sociale di maschio e femmina che oggi sono dominanti. Saranno in grado di affrontare il discorso senza pregiudizi o imbarazzo? Questa è la scommessa che io e la professoressa Roberta Roberti, in collaborazione col progetto PASpARTù e il Centro Studi Movimenti, abbiamo voluto affrontare. Il fatto di attualità che la mattina del 21 maggio ha mosso il dialogo coi ragazzi della prima D del Rondani è stato il pestaggio subito il 10 aprile da un diciannovenne in via D’Azeglio, aggredito da dei tipacci corti di cervello solo perché stava baciando il suo compagno. Abbiamo letto a questa attenta e vivace classe di quattordicenni l’articolo di ParmaToday, la prima testata a riportare la notizia. Abbiamo dialogato con loro, che non conoscevano l’episodio, e si sono stupiti molto: molti non capivano proprio come due ragazzi che si baciano possano dare fastidio. Qualcuno, pur chiarendo con convinzione che non capiva la ragione di essere violenti, ha ammesso che a lui una scena così potrebbe dare un po’ fastidio. Ma solo per l’esibizione pubblica di un fatto intimo: anche quando una coppia eterosessuale si bacia troppo focosamente tra gli altri causa un disagio a questi ragazzi. Per loro, almeno a parole, la realtà eteronormata non è più un’idea così forte quanto lo era per le generazioni precedenti, compresa purtroppo la mia. Il discorso si è allargato alle differenze di genere e all’emancipazione della donna, ma anche alla xenofobia e al razzismo. I ragazzi oltretutto conoscevano già piuttosto bene la differenza tra questi due concetti, che spesso sfugge anche a molti adulti. Io avevo preparato una bozza di canzone: due strofe di quattro versi, in coppie di ottonari. Una struttura ritmica molto semplice, che ho proposto ai ragazzi di ricalcare scrivendo dei versi di loro pugno: la proposta è stata accolta con entusiasmo! Le mie prime due strofe trattavano due argomenti: la prima la natura, la seconda l’identità. I ragazzi, divisi in quattro gruppi da cinque, hanno estrapolato quattro diversi temi riguardanti il discorso svolto: la diversità, il bullismo, il razzismo e l’uguaglianza. Ogni gruppo si è occupato di una strofa, agendo in autonomia ma con me e la prof sempre pronti a consigliarli e instradarli. Oltretutto si erano messi a chiamare prof pure me, il che mi ha fatto un po’ ridere, perché io il prof effettivamente l’ho fatto per degli anni, ma ho smesso da mo’ e non c’ero più abituato! In un’ora e mezza la canzone era già bell’e pronta. Volevo registrarla cantata dai ragazzi con la mia scheda audio e il mio microfonone a condensatore, ma la tecnologia ci si è messa di traverso e non siamo riusciti a installare i driver sul computer dell’aula in cui eravamo. Allora abbiamo deciso di fare di necessità virtù e, con la solerte assistenza di un giovane alunno, ho deciso di registrare col mio iphone. Mi sono preso in braccio la chitarra e ho girato gruppo per gruppo, dando prima al mio assistente le istruzioni necessarie per tenere il telefono a una distanza adeguata, in modo che la registrazione ne uscisse dignitosamente. I ragazzi hanno un po’ cantato, un po’ declamato, un po’ taciuto e lasciato cantare a me i versi da loro composti. Forse un po’ di imbarazzo era dovuto anche alle rare parolacce usate. Per quel che mi riguarda, il turpiloquio non mi turba, basta che sia usato con cognizione di causa e non come unica via espressiva. Ma siccome esiste, perché limitare i ragazzi se vogliono ricorrere anche a quello? Risate, gioia di vivere e una testimonianza di amore e voglia di libertà. Come dicevo ho fatto il prof per degli anni, e so che non tutte le classi riescono a nutrirsi di atteggiamenti positivi in questo modo. Una collettività di questo stampo è merce rara! Fortunati loro a essersi trovati, bravi i prof che li hanno coltivati bene lungo questo primo anno che va a concludersi a breve. Tornato a casa, ho importato la registrazione sul mio mac: era decente, e soprattutto trasudava della vitalità di questi ragazzi. Ho deciso di tenerla, e di usare quella come base per un’incisione che aggiunge a questa esecuzione estemporanea, festosa, svaccata, un po’ di altri strumenti, e una voce “di supporto” che rende la linea melodica più costante e riconoscibile. Ma ho voluto che le voci dei ragazzi, emozionate e un po’ spavalde, risaltassero così com’erano nella spontaneità di quella registrazione fatta al volo. Il risultato è quello che vi proponiamo: non è perfetto, e lo sappiamo. Non c’è bisogno che lo sia: è il lavoro di un gruppo di ragazzi sulle proprie emozioni, e questo lo rende già qualcosa d’importante. Ed è pura vitalità che i ragazzi ci danno gratuitamente.

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