Canzoniere della Rivolta a Fosdinovo

Con un po’ di ritardo arrivo a fare un piccolo resoconto della mia esperienza a Fosdinovo (MS). Lunedì 4 agosto ho raggiunto l’amico Alessio Lega al Museo della Resistenza di questo paesino, dove un tenace gruppo di volontari organizza il festival “Fino al cuore della rivolta”. Alessio mi ha generosamente invitato a prendere parte al Canzoniere della Rivolta, un’esperienza collettiva che ha coinvolto numerosi musicisti, accomunati dall’attenzione alla tematica resistenziale. L’argomento erano le canzoni contro la guerra, con un titolo emblematico: “Da Gaza all’Isonzo”. Molte esecuzioni corali, momenti individuali per tutti. Sul palco, oltre ad Alessio e ai suoi musicisti Rocco Marchi e Francesca Baccolini, c’erano Marco Rovelli, Davide Giromini, le Canzoni del Marciapede di Valentina Pira e Andrea Belmonte, oltre ad alcune leggende della musica popolare come Isabella e Paolo Ciarchi e il Canzoniere Bresciano. Sul palco è salito anche Ascanio Celestini, che aveva aperto la serata con il suo toccante monologo “Niccioleta”, nato da un’idea di Andrea Camilleri.

Ho avuto l’occasione di fare due canzoni da solista: la prima che ho scelto è “Yerushalayim shel barzel”, del cantautore israeliano Meir Ariel. La canzone unisce la melodia di un noto inno sionista a un testo dello stesso Ariel, che partecipò alla guerra dei sei giorni come parà e che, dopo quell’esperienza traumatica, scrisse un testo privo di retorica che descrive gli orrori della guerra anziché celebrare un trionfo.

La seconda canzone che ho portato è ispirata invece alla mia memoria familiare, la cui storia riguarda mia nonna. Lei si chiamava Giuliana, detta Giulia, e da ragazza viveva in un paese nei pressi di Bologna. Il 18 aprile del 1948 si votò per la prima volta in Italia; lei aveva appena vent’anni. Suo padre era stato maresciallo della Guardia Regia e poi dei carabinieri, e la sua era una famiglia fortemente cattolica. Finita la guerra, sposarono la causa democristiana. La sera delle elezioni, Giulia ventenne ricevette il compito di stare sul campanile, con la radio accesa, e di attendere i risultati delle elezioni. Se avesse vinto il Fronte Popolare, cioè socialisti e comunisti uniti, lei avrebbe suonato la campana come un segnale d’allarme. I carabinieri e gli ex partigiani cattolici erano pronti a prendere in mano le armi per delegittimare il governo appena eletto.

Vi lascio con alcune immagini della bellissima serata, postate su Facebook da Narciso Moschini.

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Author: roccorosignoli

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