Monumenti che crollano – my two cents

Sarò un eterno ingenuo. Le distorsioni storiche, le acrobazie pseudologiche che in tanti, anche che percepiscono se stessi come progressisti, stanno facendo per proteggere lo status quo, mi rende incredulo. Tra le assurdità in difesa di Montanelli, vedo tante cose:

1) “E allora Pasolini?” Prima di tutto, detto papale papale, non c’entra un cazzo. In ogni caso Pasolini, fin dal giorno dopo la sua morte, è stato fonte di grave imbarazzo per tutta la sinistra, proprio per le circostanze in cui è avvenuta. In vita giravano voci su di lui; ma fu giudicato innocente, e ricordiamoci che morì da vittima. Non è mai stato del tutto chiarito se i minorenni con cui aveva rapporti sessuali fossero pagati oppure no, forse ricevevano regali e cene, che per la morale può anche essere considerata la stessa cosa – ma non per la legge. In ogni caso,Pasolini non era pedofilo, gli piacevano i giovani, e in Italia che piaccia o meno l’età del consenso è 14 anni. Ciononostante, a parte una lapide dove è stato ammazzato, che mi risulti non ci sono monumenti dedicati a lui. Men che meno in luoghi pubblici ritrovo di adolescenti. Certo, la sua opera è ancora fruibile, proprio come quella di Montanelli – e nessuno ha chiesto di bruciare i libri di Montanelli. Io li ho anche letti, e possono anche essere divertenti se presi con lo spirito giusto.

2) “Bisogna contestualizzare.” A forza di contestualizzare farete una cazzo di statua a Hitler, porcoddue. Ma va bene, contestualizziamo.
Cominciamo con un aneddoto. Negli anni ’20 a Roma una serie di stupri di bambini, seguiti il più delle volte dall’omicidio degli stessi, sconvolse la città nonostante la censura che il fascismo operava sulla cronaca nera. Un povero tizio di nome Gino Girolimoni fu accusato erroneamente di essere il mostro pedofilo e assassino. La sua innocenza fu appurata e fu prosciolto dalle accuse, ma la sua vita ne rimase distrutta e lui si suicidò. La pedofilia non era proprio cosa, già in quel contesto storico. Ma anche se fosse, e si badi non è, il fatto è che poi Montanelli ha considerato per tutta la sua cazzo di vita la storia della “sposa” etiope come un aneddoto divertente da raccontare. Lo leggiamo nero su bianco, e oltretutto disse Montanelli a Biagi: “Non prendermi per un Girolimoni.” Offendendo la figura di due vittime, quella del suicida innocente e quella della bimba che comprò. Ma anche mostrando che, sotto sotto, in qualche modo lo sapeva, ciò che aveva fatto. Il porco.
Questo è il contesto, quello di un uomo morto nel secolo ventunesimo che rideva a raccontare di aver scopato una bambina. Sostenendo che tanto “là si fa”. Il contesto della statua è un parco pubblico storico, deturpato nel 2006 con un monumento a un tizio del genere.

3) “Allora va abbattuto anche il colosseo perché l’han fatto gli schiavi.” In questo caso sì che il contesto storico è talmente distante, non tanto nel tempo quanto nella società a cui si fa riferimento, che l’obiezione è inconsistente. Certamente quella romana era una civiltà che basava la propria economia sulla schiavitù, e questo coi parametri di oggi ci pare vergognoso. Ma parliamo di un mondo che divideva la società in popoli civilizzati e popoli barbari. I barbari erano quelli che balbettavano, perché parlavano lingue strane che non si capiva nemmeno cosa dicessero. Erano uomini, ma non come i greci e i romani, lo erano un po’ meno; quindi potevi disporre di loro. Ma era un mondo strano, a un certo punto anche gli schiavi venivano liberati, e potevano fare carriera nella società… è un mondo lontano, separato dal nostro da almeno tre epoche storiche. Fatichiamo a capirlo, non ci riconosciamo nei valori che lo reggevano. Ci affascina e ci emoziona, ma si regge su concetti che il tempo ha modificato troppo perché abbiano una ripercussione sensibile sull’oggi.
La storia contemporanea (termine con cui si intende ciò che è successo dopo la Rivoluzione Francese), e in particolare quella del novecento, è ben altra cosa, divide ancora l’Italia, ma anche l’umanità intera – e i fatti di questi giorni lo stanno mostrando con decisione. Per questo il colosseo e quella cazzo di statua son due cose diverse.

4) “Lo scoprite adesso perché va di moda.” Se pensate che un movimento di popolo si possa ridurre a una moda probabilmente c’è poco da spiegarvi, ahimé. In ogni caso, son quindici anni che quella statua viene contestata, civilmente o meno, e ora la questione è tornata d’attualità. Probabilmente è a voi che non fregava nulla e non ne sapete niente.

5) “Le statue non si tolgono perché la storia non si riscrive.” Son due punti distinti.
Punto primo: in realtà la storia si riscrive continuamente, ed è esattamente ciò che fanno gli storici. Lo fanno cercando di avvicinarsi sempre più alla verità dei fatti, utilizzando i documenti che sono arrivati a noi dal passato. Quando qualcuno vuole distorcere i fatti per promuovere una visione sociopolitica a lui congeniale, si parla di revisionismo ideologico – e quello, siam d’accordo, non va bene.
Punto secondo: le statue, ben prima che oggetti storici, sono oggetti d’arte (anche quando son brutte, l’arte non deve per forza essere bella), e in quanto tali non hanno un valore assoluto, ma relativo a tanti fattori, che possono andare dall’aura dell’artista che le ha forgiate, alla funzione sociale che rivestono all’interno del sistema di valori generalmente accettato nel contesto in cui compaiono. Quel particolare tipo di oggetti artistici che sono i monumenti, che possono essere statue o altro, in genere rispecchiano i valori della classe dominante. Diventano oggetti storici quando la storia l’hanno attraversata, ma nel loro tempo, stringi stringi, sono oggetti con un fine propagandistico. Promuovono valori, promuovono una visione sociale. Nel caso del monumento a Montanelli: è stato eretto a un colonialista che ha addirittura comprato una schiava sessuale dodicenne. Celebra un giornalista, ok, ma qui siamo di fronte a una precisa volontà di manipolare la memoria collettiva. La volontà di cancellare la coscienza dei crimini, commessi non tanto dal singolo Montanelli, quanto da tutto questo BelPaese di BravaGente, che ovunque è andata è stata buona, e dove alla fin fine erano buoni bravi e intelligenti anche i fascisti dichiarati e mai pentiti. QUESTO è revisionismo ideologico, QUESTO è negare i fatti.
Distruggere un monumento non vuol dire negare che sia stato costruito: vuol dire rifiutarsi di riconoscersi nella storia che racconta.
La Bastiglia distrutta a mani nude è un bell’esempio. Anche lì i rivoluzionari avevano altro a cui pensare, eppure han “perso tempo” a distruggere un simbolo.

Tutti i possibili cartelli esplicativi che possono raccontare cos’ha fatto Montanelli in Etiopia non cancelleranno il fatto che quella statua sia edificante, che glorifichi un personaggio, un modo di essere italiani, in cui non ci si poteva riconoscere quindici anni fa, in una piena ondata di revisionismo ideologico filofascista, e tantomeno oggi.

Le statue si possono distruggere. Sempre e comunque. A volte si deve.
I bambini non si devono comprare. Mai e in nessun luogo.

Seguitemi per altre polemiche.

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Author: roccorosignoli

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